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Tarantino e Baron Cohen, debutto a teatro!

Il regista di Pulp Fiction debutta nel West End con The Popinjay Cavalier. Protagonista Sacha Baron Cohen, in una commedia di duelli, travestimenti e inganni. A Londra dal 23 febbraio 2027.

Quentin Tarantino e Sacha Baron Cohen: i protagonisti del debutto teatrale The Popinjay Cavalier
Quentin Tarantino e Sacha Baron Cohen. Elaborazione grafica Sagoma Magazine.

Quentin Tarantino debutta a teatro. E per farlo sceglie Sacha Baron Cohen. Già questo basterebbe a rendere The Popinjay Cavalier uno degli spettacoli più attesi del 2027. Aggiungete una commedia di cappa e spada, travestimenti, duelli, inganni e tutta la passione del regista per la Hollywood classica, e il risultato promette di essere uno spettacolo decisamente fuori dall’ordinario.

Il 23 febbraio, al Phoenix Theatre di Londra, si alzerà il sipario su un incontro che, almeno sulla carta, ha qualcosa di irresistibile: l’autore di Pulp Fiction alle prese con un attore che ha trasformato l’impostura in una delle forme più esplosive della comicità contemporanea.

L’annuncio è arrivato l’11 ottobre 2026. Tarantino ha scritto personalmente il testo e ne curerà la regia. Baron Cohen sarà il protagonista, al suo primo grande ruolo teatrale nel West End. La prima ufficiale è fissata per il 18 marzo 2027, mentre le anteprime cominceranno il 23 febbraio.

Dietro la produzione ci sono Sony Pictures Entertainment e Sonia Friedman Productions. Il progetto è dunque tutt’altro che un esperimento improvvisato da un regista cinematografico in cerca di distrazioni.

Un eroe di nome Rupert

Lo spettacolo si intitola The Popinjay Cavalier, un titolo che già contiene una discreta dose di presunzione. In inglese, popinjay indica una persona vanitosa, affettata, piena di sé. Cavalier rimanda invece all’immaginario del gentiluomo avventuriero, dei duelli e delle imprese eroiche.

Il protagonista si chiama Rupert Sebastian Thomas Jr. e si considera il più grande attore del mondo. Siamo nell’Europa degli anni Trenta dell’Ottocento. Rupert è diretto a Parigi, dove dovrebbe esibirsi per la prestigiosa Comédie-Française. Ma alcune sue parole poco diplomatiche sui francesi trasformano il viaggio in un’avventura assai più pericolosa del previsto.

Le informazioni diffuse dalla produzione promettono combattimenti con la spada, acrobazie, azione e una quantità considerevole di inganni e travestimenti. La materia prima è quella delle grandi avventure hollywoodiane, ma il protagonista sembra già possedere una caratteristica fondamentale per diventare una perfetta creatura tarantiniana: un’opinione esageratamente alta di se stesso.

Tarantino mette in scena un uomo convinto di essere il più grande attore del mondo. E lo affida all’interprete di Borat. Le premesse sono incoraggianti.

Sacha Baron Cohen, maestro dell’impostura

La scelta del protagonista è forse l’aspetto più sorprendente dell’intera operazione. Sacha Baron Cohen ha costruito la propria carriera inventando personaggi che esistono grazie a una finzione portata fino alle estreme conseguenze.

Ali G, Borat, Brüno e il dittatore Aladeen sono creature diversissime, accomunate da una straordinaria capacità di abitare il proprio personaggio. Baron Cohen non si accontenta di interpretare un impostore: costruisce attorno a lui un mondo nel quale gli altri finiscono per credere, almeno per qualche minuto.

È una tecnica che ha radici antiche. La commedia dell’arte, la farsa, il teatro degli equivoci e buona parte della tradizione comica europea si reggono su identità false, travestimenti e personaggi che mentono con assoluta convinzione.

Baron Cohen ha studiato anche con Philippe Gaulier, maestro francese del clown teatrale. Il palcoscenico, insomma, non è affatto un territorio estraneo alla sua formazione, anche se questa sarà la sua prima grande produzione nel West End.

Il personaggio di Rupert sembra cucito su alcune delle sue qualità migliori: vanità, arroganza, sicurezza incrollabile e un talento particolare nel trasformare ogni situazione in una catastrofe senza accorgersene.

La Hollywood che piace a Quentin

Quentin Tarantino, autore e regista di The Popinjay Cavalier
Quentin Tarantino. Foto: Gage Skidmore / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

Un altro elemento rende particolarmente interessante The Popinjay Cavalier: le sue fonti d’ispirazione. Tarantino ha dichiarato di essersi rivolto ai grandi film di cappa e spada della Hollywood classica, citando fra gli sceneggiatori George Bruce, Ernst Vajda e Jesse Lasky Jr.

Non è una scelta casuale. Da sempre Tarantino costruisce i propri film recuperando generi, convenzioni e linguaggi cinematografici che altri registi considererebbero materiale da museo. Western, noir, cinema di arti marziali, exploitation: tutto può tornare utile, purché ci sia abbastanza energia da rimetterlo in movimento.

Stavolta il riferimento è a un cinema popolato da avventurieri, nobili decaduti, spadaccini, seduttori e mascalzoni. Un repertorio che ha sempre avuto una componente comica, anche quando pretendeva di essere preso sul serio.

Basti pensare alla tradizione di Douglas Fairbanks o Errol Flynn: l’eroe che affronta dieci avversari con un sorriso, salta da una balconata e trova comunque il tempo di sistemarsi il cappello.

Tarantino conosce bene il piacere di prendere un genere codificato e modificarne le regole. Una strategia che ha precedenti illustri nella storia della commedia americana: Mel Brooks, con Mezzogiorno e mezzo di fuoco, fece qualcosa di simile con il western , trasformandone i miti in materiale esplosivo per la satira.

Ma Tarantino sa far ridere?

La domanda potrebbe sembrare provocatoria, ma chi conosce il suo cinema sa che la risposta è piuttosto semplice. Tarantino ha sempre utilizzato la comicità come uno dei principali strumenti della propria scrittura.

Si pensi all’inizio de Le iene, con una banda di criminali che discute di canzoni pop e mance ai camerieri. Oppure ai dialoghi di Pulp Fiction, nei quali due killer possono passare diversi minuti a discutere del nome di un hamburger prima di entrare in azione.

La sua comicità nasce spesso dallo scarto fra la gravità delle situazioni e l’assoluta banalità delle conversazioni. I personaggi parlano troppo, si impuntano su dettagli irrilevanti, pretendono di avere ragione anche quando farebbero meglio a stare zitti.

E poi c’è il gusto per l’assurdo. In Bastardi senza gloria una scena di tensione può trasformarsi in una discussione linguistica; in Django Unchained persino un gruppo di uomini incappucciati può finire a litigare per problemi di sartoria.

Tarantino appartiene a quella tradizione di autori che conoscono così bene i meccanismi dei generi da potersi permettere di deformarli. Una pratica che ha attraversato tutta la grande stagione della commedia americana degli anni Settanta , quando la parodia cominciò a diventare uno strumento di rilettura del cinema stesso.

In teatro, però, Tarantino dovrà rinunciare a uno dei suoi strumenti preferiti: il montaggio cinematografico. Niente primi piani improvvisi, niente cambi d’inquadratura, niente possibilità di costruire il ritmo comico tagliando una scena. A dettare i tempi saranno gli attori, il testo e la reazione del pubblico.

Il Phoenix Theatre aspetta

Il Phoenix Theatre di Londra, sede del debutto teatrale di Quentin Tarantino
Il Phoenix Theatre nel West End londinese, dove debutterà The Popinjay Cavalier. Foto: Celsoazevedo / Wikimedia Commons, CC BY 4.0.

Il debutto avverrà al Phoenix Theatre, in Charing Cross Road, uno dei teatri storici del West End londinese. Inaugurato nel 1930 con Private Lives di Noël Coward, lo stesso Coward sul palco, il Phoenix ha ospitato nel corso dei decenni produzioni e interpreti di primo piano.

È una sede particolarmente adatta a un progetto che vuole recuperare il gusto dello spettacolo classico: un teatro dall’architettura tradizionale, con decorazioni dorate, velluti rossi e un palcoscenico sul quale Tarantino potrà finalmente far muovere i propri personaggi senza una macchina da presa.

The Popinjay Cavalier: le informazioni
  • Autore e regista: Quentin Tarantino
  • Protagonista: Sacha Baron Cohen
  • Teatro: Phoenix Theatre, Londra
  • Anteprime: dal 23 febbraio 2027
  • Prima ufficiale: 18 marzo 2027
  • Repliche annunciate: fino al 13 giugno 2027
  • Produzione: Sony Pictures Entertainment e Sonia Friedman Productions
  • Biglietti e informazioni: sito ufficiale dello spettacolo

Due debutti, un rischio magnifico

Tarantino aveva già annunciato di voler affrontare il teatro, ma fino a pochi giorni fa mancava il dettaglio decisivo: chi avrebbe avuto il coraggio di salire sul palco con lui?

La risposta, Sacha Baron Cohen, rende il progetto assai più intrigante di quanto sarebbe stato con una star cinematografica scelta soltanto per richiamare pubblico.

I due condividono un gusto evidente per la provocazione, i personaggi eccessivi e le situazioni che sfuggono rapidamente al controllo. Hanno anche un rapporto piuttosto disinvolto con il buon gusto, qualità che in una commedia di avventure ottocentesche potrebbe rivelarsi preziosa.

Il rischio, naturalmente, esiste. Il cinema di Tarantino vive anche di una precisione formale che sul palco dovrà trovare strumenti diversi. E Baron Cohen dovrà trasformare la propria straordinaria capacità di improvvisazione e provocazione in una presenza teatrale sostenuta per un intero spettacolo.

Ma è proprio questo a rendere The Popinjay Cavalier così interessante. Due personalità abituate a controllare ogni dettaglio del proprio mondo si ritroveranno davanti a un pubblico che reagisce in tempo reale.

Per Tarantino sarà il debutto su un palcoscenico del West End. Per Baron Cohen il primo grande ruolo teatrale londinese. Per il pubblico, almeno sulla carta, l’occasione di assistere a qualcosa che difficilmente assomiglierà a una tranquilla serata di teatro.

E se a un certo punto qualcuno dovesse estrarre una spada durante un monologo, difficilmente sarà la cosa più sorprendente della serata.