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Stephen Colbert dice addio al “Late Show”: l’ultima sfida al trumpismo finisce con Paul McCartney sul palco

Con l’ultima puntata del “Late Show”, Stephen Colbert saluta la tv americana tra satire anti-Trump, sospetti politici, l’omaggio di Paul McCartney e un finale-evento seguito da centinaia di fan davanti all’Ed Sullivan Theater di New York.

Per anni Stephen Colbert è stato uno degli incubi televisivi di Donald Trump. Il presidente americano lo aveva insultato ripetutamente, arrivando lo scorso dicembre a definirlo “una scheggia impazzita” e auspicando ironicamente che la Cbs lo “mandasse finalmente a dormire”. Ora, almeno sul piccolo schermo, quel desiderio si è avverato: il “Late Show” di Stephen Colbert ha chiuso definitivamente i battenti dopo oltre trent’anni di programmazione.

L’ultima puntata è andata in onda allo storico Ed Sullivan Theater di New York, trasformata più in una celebrazione collettiva che in un semplice addio televisivo. Davanti agli studi si sono radunati centinaia di spettatori arrivati da ogni parte degli Stati Uniti — e non solo. Tra loro anche Marko Sirka, fan finlandese volato a Manhattan apposta per assistere all’uscita di scena del conduttore che negli ultimi dieci anni ha incarnato la satira politica americana anti-Trump.

Dentro il teatro, invece, la serata è stata affidata a una leggenda della musica. Paul McCartney, ospite a sorpresa, ha regalato a Colbert una fotografia autografata dei Beatles scattata proprio su quel palco nel 1964, durante la storica apparizione all’“Ed Sullivan Show” che cambiò la storia del pop. Il conduttore ha accolto il dono con la consueta ironia, fingendo di leggere una dedica in cui l’ex Beatle lo definiva “migliore dei Fab Four”.

Molti telespettatori si aspettavano però un altro ospite illustre. Da giorni Colbert lasciava intendere, scherzando, che il protagonista finale dello show potesse essere addirittura papa Leone XIV. L’ipotesi aveva alimentato fantasie e indiscrezioni tra i fan assiepati fuori dal teatro, convinti fino all’ultimo che potesse comparire un collegamento dal Vaticano. Alla fine il pontefice non si è visto, ma il tono quasi liturgico dell’addio è rimasto intatto.

La chiusura del “Late Show” della Cbs era stata annunciata dalla rete già nei mesi scorsi. L’emittente aveva parlato apertamente di problemi economici: circa 40 milioni di dollari di perdite annuali per un format che, nonostante la notorietà, non riusciva più a reggere il peso del mercato televisivo contemporaneo. Una spiegazione che molti negli Stati Uniti hanno accolto con scetticismo.

Dietro la cancellazione del programma, infatti, in tanti hanno intravisto anche motivazioni politiche. La Paramount, proprietaria della Cbs, stava completando la delicata fusione con Skydance e aveva bisogno del via libera delle autorità federali. Nello stesso periodo il gruppo aveva inoltre raggiunto un accordo economico con Trump da 16 milioni di dollari per chiudere una disputa giudiziaria. Per numerosi osservatori, l’uscita di scena del più feroce critico televisivo del presidente non sarebbe stata una semplice coincidenza.

Colbert aveva raccolto l’eredità di David Letterman nel 2015, dopo essere diventato celebre con il “Colbert Report”, programma cult in cui interpretava la caricatura esasperata di un opinionista conservatore americano. Con Trump alla Casa Bianca, però, la sua comicità aveva assunto un peso diverso: monologhi quotidiani, attacchi frontali e ironia corrosiva avevano trasformato il “Late Show” in uno dei principali punti di riferimento dell’opposizione culturale liberal.

Non a caso, gli anni della prima amministrazione Trump coincisero anche con il periodo di massimo successo del programma. Lo stesso Colbert aveva sintetizzato recentemente quel rapporto conflittuale dicendo che Trump “si è infilato nei cervelli degli americani come un bruco”.

Per il gran finale sono sfilati molti amici e colleghi, da Oprah Winfrey a Billy Crystal fino a Jon Stewart, che ha partecipato a una lunga gag conclusiva dai toni surreali. Sul palco, tra scenografie fantascientifiche e trovate nonsense, Colbert è stato simbolicamente risucchiato in un improbabile “buco spazio-temporale”, prima di unirsi a McCartney in una versione corale di “Hello, Goodbye” dei Beatles, accompagnato da tutta la troupe del programma.

Trump, naturalmente, non ha perso l’occasione per commentare la notizia. “Sono contento che l’abbiano mandato via. Era già finito”, ha dichiarato il presidente americano.

Ma Stephen Colbert sembra tutt’altro che intenzionato a sparire dalla scena. A 62 anni è già impegnato in un nuovo progetto cinematografico per Warner Bros legato all’universo del “Signore degli Anelli”. E c’è chi scommette che, se comparirà un villain particolarmente egocentrico e sopra le righe, il riferimento politico sarà tutt’altro che casuale.