Smart Working
Scheda
Non è facile trovare nella commedia italiana contemporanea un film che provi a raccontare il mondo del lavoro senza rifugiarsi nei soliti automatismi. Smart Working ci prova scegliendo un tema che tutti abbiamo conosciuto negli ultimi anni: il confine sempre più sottile tra vita privata e professionale. L’idea di trasformare la casa del protagonista in una specie di succursale dell’ufficio è semplice, riconoscibile e potenzialmente molto efficace.
Il film di Svevo Moltrasio parte proprio da qui: da un’invasione domestica progressiva, da una quotidianità che perde i propri confini, da una famiglia che si ritrova a convivere con colleghi, riunioni, urgenze, gerarchie e piccole nevrosi aziendali. È il punto di partenza migliore del film, quello in cui la commedia trova la sua forma più chiara e la sua osservazione più precisa.
La sorpresa più interessante è Maccio Capatonda. Qui rinuncia in larga parte alla maschera più caricata e surreale che lo ha reso popolare, scegliendo una recitazione più trattenuta, quasi implosa. Il suo personaggio funziona proprio perché non cerca continuamente la battuta: assorbe, subisce, si irrigidisce, lascia che il disagio diventi progressivamente comico. È una prova misurata, meno appariscente del previsto, ma per questo più significativa.
Accanto a lui, Maurizio Nichetti è il grande valore aggiunto. La sua presenza porta al film un tempo comico diverso, più elegante, più laterale. Ogni apparizione sembra ricordare che la leggerezza può essere una forma di precisione. Non è solo un ritorno affettuoso per chi conosce il suo cinema: è una presenza che alza il tono dell’insieme e restituisce al film una grazia che altrove tende a disperdersi.
Smart Working, però, non riesce sempre a sfruttare fino in fondo la forza della propria intuizione. La prima parte è la più compatta, quella in cui l’assedio dell’ufficio dentro casa genera le situazioni più riuscite. Poi il film si allarga, cambia passo, cerca registri diversi e perde un po’ di incisività. La satira sul lavoro contemporaneo resta spesso in superficie, più suggerita che affondata.
Il risultato è una commedia diseguale ma non trascurabile. Non tutto funziona, non tutte le gag arrivano con la stessa precisione, e il ritmo avrebbe beneficiato di maggiore compattezza. Eppure il film ha una sua identità, un tema vero e due interpreti che ne sostengono le parti migliori. In un panorama in cui molte commedie sembrano nascere già intercambiabili, Smart Working almeno prova a osservare qualcosa del presente.
Ed è proprio questo il suo merito principale: non essere una commedia memorabile, ma una commedia con un punto di vista. Moderata nei risultati, interessante nelle intenzioni, valorizzata da un Maccio Capatonda più maturo del solito e da un Maurizio Nichetti che resta, anche con pochi gesti, un maestro di misura comica.
Guarda il trailer ufficiale
Perché vederlo
- Per una prova più misurata e matura di Maccio Capatonda.
- Per il ritorno di Maurizio Nichetti, elegante e prezioso.
- Per un tema attuale affrontato con leggerezza.
Potrebbe non piacerti se…
- Cerchi una commedia dal ritmo sempre sostenuto.
- Ti aspetti il Maccio più surreale e demenziale.
- Vuoi una satira più feroce sul mondo del lavoro.
Il cruscotto della comicità
Verdetto
Voto finale: 7/10
Smart Working è una commedia imperfetta ma interessante: parte da un’idea attuale, perde un po’ di forza lungo il percorso, ma trova nei suoi interpreti — soprattutto Maccio Capatonda e Maurizio Nichetti — il motivo migliore per essere vista.
