Bad Thoughts | recensione
Scheda
La nostra recensione di Bad Thoughts parte da un piccolo miracolo su cui Tom Segura ha costruito buona parte della propria comicità: riuscire a raccontare cose tremende con l’aria di chi ti sta spiegando come preparare il caffè. Il tono pacato, l’espressione quasi impassibile e quella sua curiosa aria rassicurante entrano continuamente in cortocircuito con ciò che sta dicendo. Ed è proprio nello spazio fra questi due estremi che nasce la risata.
Bad Thoughts, disponibile su Netflix, prova a fare qualcosa di apparentemente semplice ma in realtà molto più complicato: prendere quei pensieri, quelle fantasie e quelle deviazioni mentali e trasformarle in immagini.
Ed è qui che cominciano i problemi.
La serie porta sullo schermo l’immaginario più oscuro di Segura attraverso una successione di sketch, cortometraggi e racconti grotteschi nei quali praticamente nessun limite viene considerato invalicabile. Sesso, violenza, morte, umiliazione, perversioni e cattivo gusto sono materiale perfettamente legittimo per la macchina comica di Segura. D’altra parte, chi conosce la sua stand-up difficilmente potrebbe aspettarsi qualcosa di diverso.
Per questo sarebbe troppo semplice concludere che Bad Thoughts non funzioni perché è eccessiva, volgare o disturbante. Il problema non è quanto Segura si spinga oltre. Il problema è cosa accade quando quello che normalmente ci racconta smette di essere un racconto e diventa qualcosa che vediamo.
È una differenza molto più importante di quanto possa sembrare. Nella stand-up fra noi e l’orrore c’è sempre Segura. È lui il filtro. La sua voce, i tempi, le pause, lo sguardo e soprattutto quell’atteggiamento da persona perfettamente ragionevole mentre sta dicendo qualcosa di mostruoso ci predispongono al riso.
Segura stabilisce una complicità. Sappiamo che sta per portarci in un posto in cui probabilmente non dovremmo andare, ma è proprio la tranquillità con cui ci accompagna a renderlo divertente. La parte più estrema del racconto, inoltre, continua a esistere nella nostra immaginazione: siamo noi a decidere, inconsapevolmente, quanto renderla esplicita.
Bad Thoughts elimina buona parte di questa distanza. La fantasia viene sceneggiata, interpretata, fotografata. Quello che prima eravamo costretti a immaginare adesso è davanti ai nostri occhi. E il passaggio dal raccontato al mostrato modifica radicalmente la posizione dello spettatore.
Dopo qualche episodio si entra così in una sorta di discomfort zone. Si capisce che qualcosa sta per succedere, si intuisce che Segura proverà nuovamente a superare un limite e l’attenzione comincia a concentrarsi su quale sarà il prossimo. L’attesa dello shock prende progressivamente il posto dell’attesa della battuta.
E aspettare qualcosa che ci metterà a disagio non è necessariamente la migliore predisposizione per ridere.
Questo spiega anche perché la serie funzioni in maniera così intermittente. Quando alla base dello sketch c’è un’idea comica abbastanza forte da sostenere la rappresentazione, Bad Thoughts può essere feroce, imprevedibile e molto divertente. Segura possiede un immaginario sufficientemente deformato da trovare traiettorie che altri comici probabilmente non prenderebbero nemmeno in considerazione.
Quando invece l’idea coincide principalmente con il superamento di un limite, il meccanismo diventa più fragile. Lo spettatore capisce il gioco e lo sketch rischia di trasformarsi in una gara silenziosa: vediamo fino a dove Segura avrà il coraggio di arrivare questa volta.
Lo shock, però, ha bisogno della sorpresa. E quando diventa una grammatica riconoscibile, la sorpresa inevitabilmente diminuisce.
È qui che emerge forse l’aspetto più interessante di tutta l’operazione. Perché Bad Thoughts, anche quando non fa ridere quanto vorrebbe, finisce quasi involontariamente per diventare un esperimento sul funzionamento stesso della comicità di Tom Segura.
Togliendo il comico dal palco scopriamo quanto fosse importante il palco. Togliendo il racconto scopriamo quanto fosse importante il narratore. E trasformando l’immaginazione in immagini scopriamo quanto fosse importante il fatto che quelle immagini fossimo noi a costruircele nella testa.
Non è una bocciatura del formato. Al contrario, è proprio il tentativo a rendere la serie interessante anche nei suoi fallimenti. Segura prova realmente a trovare una traduzione audiovisiva del proprio universo mentale invece di limitarsi a filmare una versione mascherata della propria stand-up.
Il risultato è inevitabilmente irregolare, ma possiede almeno il coraggio dell’esperimento. E in un panorama comico nel quale molte produzioni preferiscono replicare formule già collaudate, il rischio merita di essere riconosciuto.
Resta però un paradosso difficile da ignorare: Segura ha finalmente ottenuto i mezzi per mostrarci esattamente ciò che passa nella sua testa. E così facendo ci fa capire perché, forse, era più divertente quando si limitava a raccontarcelo.
Guarda il trailer ufficiale
Perché vederla
- Per vedere Tom Segura tentare qualcosa di realmente diverso dalla stand-up.
- Per alcuni sketch feroci e genuinamente imprevedibili.
- Per un esperimento interessante sui limiti della rappresentazione comica.
Potrebbe non piacerti se…
- Il gross-out e la comicità deliberatamente disturbante ti respingono.
- Cerchi la stessa efficacia narrativa degli special di Segura.
- Lo shock fine a se stesso tende a toglierti più risate di quante ne aggiunga.
Il cruscotto della comicità
Verdetto
Voto finale: 6,5/10
Bad Thoughts è un esperimento interessante, irregolare e deliberatamente sgradevole. Tom Segura prova a trasformare in immagini l’universo mentale della propria stand-up, ma nel passaggio perde uno dei suoi ingredienti fondamentali: Tom Segura che ce lo racconta. Quando funziona è feroce e imprevedibile; quando non funziona, l’attesa dello shock prende il posto dell’attesa della battuta.
