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72 Ore

Locandina del film 72 ore”
La locandina ufficiale di 72 ore, disponibile su Netflix.
Il giudizio di Sagoma
★★★☆☆
5,5/10
Una buona premessa soffocata dalle solite formule. Marcello Hernández, però, lascia il segno.

Scheda

Titolo originale72 Hours RegiaTim Story GenereCommedia PaeseStati Uniti Anno2026 Durata105 minuti InterpretiKevin Hart, Marcello Hernández, Mason Gooding, Teyana Taylor, Kam Patterson, Ben Marshall, Andy Garcia, Zach Cherry, Mike Epps PiattaformaNetflix

Joe è un dirigente pubblicitario quarantenne convinto di poter ancora capire i gusti dei più giovani. Quando viene aggiunto per errore alla chat di un gruppo di ventenni in partenza per un addio al celibato a Miami, decide di aggregarsi: ufficialmente per vivere un fine settimana fuori dagli schemi, in realtà per studiare da vicino il pubblico necessario a salvare la propria carriera. È una premessa semplice, ma potenzialmente efficace: mettere un uomo terrorizzato dall’idea di essere diventato irrilevante davanti a una generazione della quale non comprende più linguaggio, abitudini e codici.

Per qualche tempo 72 ore sembra intenzionato a sfruttare seriamente questo conflitto. Il divario generazionale offre materia per una satira sull’ossessione delle aziende per la Gen Z, sulla difficoltà di invecchiare e sull’ansia di restare aggiornati. Kevin Hart interpreta ancora una volta il personaggio che conosce meglio: l’uomo iperattivo, nervoso e logorroico, convinto di poter controllare ogni situazione mentre tutto gli crolla intorno. Il problema è che ormai quella formula appare fin troppo riconoscibile.

Hart conserva energia e mestiere, ma raramente sorprende. La sua comicità procede attraverso urla, smorfie, equivoci, battute sulla statura e improvvise esplosioni di panico. È un repertorio collaudato, capace ancora di produrre qualche risata, ma qui sembra riproposto senza variazioni sostanziali. Più che assistere alla crisi di Joe, si ha spesso l’impressione di vedere Kevin Hart impegnato a difendere la propria posizione al centro della scena.

Il film avrebbe potuto raccontare lo scontro tra due generazioni. Preferisce trasformarlo nell’ennesimo addio al celibato fuori controllo.

Quando la vicenda abbandona il confronto generazionale per inseguire rapimenti, criminali, sostanze stupefacenti e imitazioni di Scarface, la commedia perde il suo elemento più interessante. Il modello dichiarato è quello di Una notte da leoni, ma ne manca soprattutto la progressione: le disavventure si accumulano senza produrre una vera escalation e la sottotrama criminale finisce per sembrare un’aggiunta obbligatoria, inserita per trasformare una commedia di caratteri in un prodotto più rumoroso e apparentemente più adatto all’algoritmo.

Il film trova invece una certa vitalità nel gruppo dei ventenni. Mason Gooding, Kam Patterson e Ben Marshall costruiscono una compagnia sufficientemente credibile e restituiscono l’impressione di un’amicizia già esistente prima dell’inizio della storia. I personaggi sono scritti in maniera elementare, ma gli attori riescono almeno a dotarli di una spontaneità che manca a molte delle situazioni previste dalla sceneggiatura.

La vera sorpresa è però Marcello Hernández. Nel ruolo del testimone dello sposo, il comico di Saturday Night Live mostra presenza scenica, naturalezza e un tempo comico particolarmente preciso. Non sembra attendere il proprio turno per pronunciare la battuta: ascolta, reagisce e modifica continuamente l’energia della scena. Anche quando il materiale è debole, Hernández riesce a renderlo più vivo e soprattutto regge senza difficoltà il confronto con Hart.

È significativo che il personaggio più interessante non sia quello intorno al quale il film è stato costruito. Hernández possiede un carisma meno aggressivo e più contemporaneo, capace di passare dall’entusiasmo all’imbarazzo senza trasformare ogni reazione in una gag sottolineata. Nella lunga tradizione della commedia cinematografica americana, spesso sono proprio le spalle a rivelarsi più fresche e imprevedibili del protagonista designato. Qui accade esattamente questo.

Il resto del cast viene sfruttato in modo discontinuo. Teyana Taylor resta confinata in una linea sentimentale poco sviluppata, mentre Andy Garcia si presta con divertimento a un personaggio caricaturale, ma inserito nella parte meno convincente del racconto. Alcune sequenze fisiche funzionano, soprattutto quando il gruppo può interagire senza che la storia debba fermarsi per spiegare la propria morale. Sono però episodi isolati dentro un film che si sforza visibilmente di mantenere alta l’energia.

La debolezza principale non è tanto la mancanza assoluta di risate, quanto la sensazione di un’occasione sprecata. C’erano un protagonista alle prese con l’età, un gruppo giovane ben assortito e un tema attuale come l’ossessione del marketing per le nuove generazioni. Bastava fidarsi dei personaggi. Gli autori preferiscono invece rifugiarsi nelle convenzioni della commedia fracassona, con un sentimentalismo finale che pretende di attribuire profondità a rapporti rimasti sostanzialmente superficiali.

Come osservato anche nella recensione dell’Associated Press, la chimica del cast riesce a produrre qualche momento riuscito, ma il film resta troppo legato a formule già consumate. 72 ore non è il disastro assoluto descritto dalle recensioni più severe: si lascia guardare e contiene alcune buone intuizioni. È però una commedia che sembra continuamente sul punto di trovare la propria strada e che, ogni volta, sceglie quella più prevedibile.

Kevin Hart e Marcello Hernández in una scena di 72 ore
Kevin Hart e il gruppo dei giovani protagonisti durante il caotico fine settimana a Miami.
Video ufficiale Netflix

Guarda il trailer di 72 ore

Il trailer ufficiale del film è pubblicato da Netflix nella pagina Tudum dedicata a 72 Hours.

Guarda il trailer ufficiale

Perché vederlo

  • Per la prova di Marcello Hernández.
  • Per la buona chimica tra i giovani protagonisti.
  • Per qualche efficace momento di comicità fisica.

Potrebbe non piacerti se…

  • Sei stanco del consueto personaggio di Kevin Hart.
  • Cerchi una satira generazionale più incisiva.
  • Non sopporti le commedie con addii al celibato, criminali e caos programmato.

Il cruscotto della comicità

Risate★★★☆☆ Originalità★★☆☆☆ Sceneggiatura★★☆☆☆ Affiatamento★★★☆☆ Effetto Hernández★★★★☆

Verdetto

Voto finale: 5,5/10

72 ore parte da una buona idea, trova un gruppo di attori affiatato e poi spreca quasi tutto rifugiandosi nelle formule più prevedibili della commedia fracassona. Kevin Hart ripropone il proprio repertorio senza particolari variazioni; Marcello Hernández, invece, dimostra di avere presenza, naturalezza e tempi comici da protagonista.